Essere genitori

Come nascono i bambini: avventura in sala parto.

La nascita di un mito: Rapunzel

Come nascono i bambini? Ora vediamo se riesco a darvi un’idea…
Io e mia moglie abbiamo deciso di mettere al mondo bambini sempre nel mese di agosto. Un mese perfetto per lasciarsi andare ad aumenti di peso, irritabilità e impossibilità di deambulare come un normale essere umano. Il tutto condito dal dolce caldo di agosto. Rapunzel è arrivata a fine agosto… Già… Il 26 per la precisione. Dopo che, per 10 giorni, ci siamo subiti telefonate da tutti del tipo: Allora? Nata? Pancia? Ancora lì, grossa? Ma quando esce? Cosa faccio, torno dal mare? Vi serve una mano? Ehm no, niente, Rapunzel sta bene dov’è e non vuole uscire, aspettiamo.

Come nasce un bambino: arrivano i rinforzi…

La sera del 26 agosto Chiara mi avvisa gentilmente che è ora.

Ok, si parte per l’ospedale! Io non ho grandi ricordi di quella giornata. Diciamo che il trauma vissuto in tarda serata ha resettato qualsiasi ricordo precedente. In sala parto mia moglie era stesa sul lettino, apparentemente tranquilla. L’infermiera, la Suprema Capa Infermiera (Supr. Inf.) mi chiede se con il parto precedente tutto era filato liscio.

Io: Ehm sì, direi che il bimbo è uscito, non c’ha nemmeno messo tanto, ecco…
Supr. Inf.: Complicazioni? È uscito tranquillamente senza aiuti?
Io: Oddio, forse no, effettivamente l’ostetrica di turno è saltata sopra la pancia di mia moglie con il gomito per aiutare il bimbo ad uscire, ma mi sembrava normale…
Supr. Inf.: Ti sembra un parto liscio e normale?
Io: Forse ha ragione. Un’altra cosa. Il bimbo è uscito con il cordone ombelicale attorno al piede destro…
Supr. Inf.: …

Le contrazioni aumentano, ormai ci siamo…
Tutto pronto! No, aspè… No… la bimba non si muove. Ok sta dormendo, falso allarme, aspettiamo ancora.

Ore 22.56
Mia moglie: “Posso andare in bagno? Mi scapperebbe…”
Supr. Inf.: “Sì vada, qui è tutto fermo. Tu (indicando una giovine infermiera stagista al suo primo parto), accompagnala in bagno e assicurati che stia bene…”

Mia suocera mi chiama: “Senti, qui si fa lunga. Se le cose stanno così vado a casa e chiamami appena succede qualcosa…”

Ore 22.58

“Suprema Infermiera, scusi? Qui la paziente è in bagno e mi sembra di notare che qualcosa, come una testa, stia spuntando… Ehm, che si fa?”

Ore 23.00

Non vorrei descrivere esattamente come nascono i bambini, anche per rispettare una certa privacy per mia moglie. Sta di fatto che nel giro di 25 secondi, un bagnetto di 2×2 metri si è riempito di infermiere, ostetriche e altri spettatori di passaggio. Io ero lì, sulla porta, impietrito, incapace di capire se ero utile, se il mio corpo era ancora in piedi, se effettivamente quella era mia moglie, dov’ero finito… ora che faccio? Forse è stata tutta colpa mia, non dovevo innamorarmi. Ma ho mai finito il mio mazzo verde di Magic? Caspita domani al cinema c’è… La Supr. Inf. mi prende un braccio: “Tu che fai? Non stare lì inutilmente, stai vicino a tua moglie e fai qualcosa!”

Ore 23.07

Ancora tutti in bagno, ma questa volta eravamo uno in più. Anzi una. Sì, il tutto è avvenuto in 7 minuti in bagno. Robe da non credere. Io ricordo solo fiumi di sangue, urla, gente che correva, la Supr. Inf. che calmava tutti, la stagista rannicchiata in un angolo del bagno che si teneva le ginocchia mormorando: “Sono brava e lavorerò in gelateria”, mia moglie che stava strangolando un mal capitato e da una parte, appoggiata al pavimento, avvolta in asciugamani e stracci, un piccolo essere… Bello che mai. Rapunzel era arrivata!

Come nasce un bambino

Ore 23.10

Io: Ehm, suocera dove sei?
Suoc: Sto salendo in macchina per tornare a casa. Sono ancora al parcheggio dell’ospedale.
Io: È nata…
Suoc: Ma che caz… Ma sono appen…. Ma…Por… Arrivo!

Poco dopo eravamo tutti e tre in una saletta appartata. Rapunzel, minuscola, con questo nasetto speciale, buona buona, con il suo cappellino, stava lì, tra le braccia della mamma. Io ero felice, grato che tutto fosse andato bene (davvero?).

Nella sala a fianco, dove si era tenuto il match, stavano cercando di ripulire. Io ricordo tanto rosso ovunque e vi assicuro che la sala era in condizioni incredibili. Mi si avvicina un’infermiera: “Queste le rivuole indietro?”
Sapete che le mamme, giustamente, si preparano una borsa per l’ospedale in caso di parto. Mia moglie, come ciabattine da sala parto, si era portata delle semplici infradito. L’infermiera mi porge queste 2 ciabatte letteralmente rosse fradice.

“La ringrazio della premura, ma queste ciabatte hanno trovato il loro compimento questa stessa sera. Guardi, le inserisca qui, nel sacchetto della spazzatura, credo sia la soluzione migliore per tutti” Da quel giorno non ho più rivisto quelle ciabattine…

Essere papà per la seconda volta

È arrivata così Rapunzel, sconvolgendo le nostre vite in pochi minuti e così ha fatto anche nei mesi e anni successivi. C’è poco da fare: Rapunzel è di una bellezza incredibile. Mi dovrò recuperare fionde, archi e frecce per tenere lontani ragazzuoli ormonosi notturni demoniaci. Ma la sua bellezza è direttamente proporzionale all’impatto emotivo nevrotico che riesce a creare nelle vite di ogni familiare, in particolare nel mio sistema emotivo/mentale/nervoso/endocrino/viscerale.

Ma qui si apre un’altra storia, fatta di avventure e giochi, di paillettes e lego, di cucinette e pennarelli, di urla e rimproveri, di pianti da 20 min per un costume da bagno sbagliato e dal terrore di dire sempre la cosa sbagliata… Ma questo è il bello dell’essere genitore, genitore per la seconda volta di una bambina che potrà essere solo una donna speciale…

P.S.: Dov’era SpiderMan in tutto questo? Dalla zia a fare le torte e i lavoretti felice… Forza Spidey, ora sei il fratello maggiore!

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