genitori e figli
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Genitori e figli: un rapporto complesso

Il punto di vista di un genitore…

Questo articolo non sarà divertente e comico ma, piuttosto, uno spunto di riflessione interiore per genitori e anche per figli…

Sono figlio da 37 anni e genitore da 10. Spesso mi fermo ad osservare la mia vita, la mia famiglia e, in special modo, i miei figli e  mi pongo molte domande sulla mia figura di padre: sono un bravo papà? Sto educando Spiderman e Rapunzel a diventare delle persone mature ed autonome o li sto “distruggendo”?

Alzi la mano chi non ha mai sgridato il proprio pargolo. Andiamo, suvvia! A volte ci sono situazioni in cui devo contare fino a 245 per non esplodere come un geyser, con tanto di sbuffo di vapore! Penso che la parte del genitore-che-rimprovera faccia parte del pacchetto che ti viene consegnato in sala parto, quando l’infermiera ti mette in mano un fagottino morbidoso dicendo: “Ecco il suo spruzzetto di sole: ora è padre, sia felice! Sta vivendo un miracolo”

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Papà Luca e la piccola Rapunzel…

….peccato, però, che non ti rilasci anche il manuale “Genitori e figli: istruzioni per l’uso”, che contiene il bugiardino con le controindicazioni….

Quando diventi genitore, le arrabbiature diventano parte integrante della tua quotidianità, e spesso sono dovute al fatto che sei stressato, esausto o irritato per vari motivi.

Purtroppo, però, le parole che fai uscire dalla bocca in quei momenti, senza troppo pensarci, lasceranno il segno nella giovane anima al tuo fianco per tutta la sua vita (o, almeno, per buona parte).

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come-farsi-ascoltare-dai-bambini-genitori e figli

Non sono un papà perfetto e quando perdo la pazienza…ecco, la perdo proprio. Molte volte mi chiedo se ho combinato dei danni e se ancora ne farò.

Ma non solo le cose che dici quando sei arrabbiato ad essere “distruttive”; anzi, spesso il danno maggiore lo crea l’idea che hai di tuo figlio o di tua figlia.

Che idea abbiamo dei nostri piccoletti? Chi sono realmente? Siamo in grado di percepire fino in fondo quello che loro vivono quando le nostre parole arrivano alle loro orecchie? Quello che si deposita nel loro cervello, dove andrà ad archiviarsi dentro di loro?

Ma, ancora prima di questo, quello che mi chiedo è: cosa sto vedendo, mentre guardo mio figlio? Cosa sto vedendo mentre guardo il mondo?

Forse è questa la domanda che dovremmo porci: cosa vedo con i miei occhi?

Proviamo a capovolgere il ragionamento. Ho sempre riflettuto in questo modo: Quanti punti di vista esistono in questo universo? Tanti? Pochi? Infiniti? Due?

Io penso che ce ne sia uno solo.

Non lo dico perché sono egocentrico, è una semplice riflessione logica.  Pensate ad un videogioco: se non ci fosse il protagonista che va in giro per il mondo – creato appositamente per lui – quel mondo non avrebbe senso di esistere. 

Nel mio videogioco personale (la mia vita) di cui sono il protagonista, ogni cosa, oggetto, esperienza, emozione, è vissuta, osservata e sperimentata solo da me, dalla mia coscienza.

Se è così, significa che il mondo appare tale (solo) dal mio punto di vista, e ogni cosa che vedo dipende dal mio giudizio. Se percepisco una cosa come bella, è bella; se la giudico brutta, così è. Se considero qualcuno come antipatico, sarà così; qualcun’altro sarà simpatico, altri ancora scorbutici e così via, fino ad etichettare l’intero creato. 

Ogni singola immagine e creazione ha un nome e una forma, e viene catalogata da me in un determinato modo. 

Ma proviamo a spingerci ancora più in là. Cosa accadrebbe se non avessi un nome, una forma o un colore per descrivere un oggetto? Immaginate di non avere definizioni per il tavolo che sta davanti a voi. Niente forma, niente colore, niente sostanza, niente materia, niente. 

Ora ditemi, cosa esiste? Che cos’è il mondo? Chi sono io?

Grandi maestri hanno spinto in questa direzione molti cercatori, e ancora oggi questa saggezza può essere appresa e scovata in qualche angolo remoto del mondo. 

Ma tutto questo, cos’ha a che fare con la mia vita da genitore? 

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Papà Luca e il piccolo Spiderman…

Centra eccome! Mentre sono impegnato a fare il padre, mentre sono preso nel gioco tra “genitori e figli“, sarebbe buona cosa fermarmi, tornare a me stesso e mettermi in discussione chiedendomi: sto sgridando mio figlio per un suo reale sbaglio? O è solo la mia stanchezza a parlare? Sto vedendo mio figlio come vorrei che fosse, o per com’è lui veramente? Alla fine di questo apparente rompicapo, penso che l’accettazione sia una grande strada.

Vedete, se imparassimo ad amarci veramente e ad accettarci per quello che siamo, compresi i nostri difetti corporei e caratteriali, inizieremmo ad avvicinarci alla fonte della nostra vera natura, del vero silenzio – quello che troviamo all’interno del nostro cuore. Quando stiamo nell’accettazione il mondo diventa bello e luminoso! Non esiste più il concetto di “difetto”, e i nostri figli ci appariranno esattamente perfetti così come sono.

Per concludere, lo so bene, il mestiere del genitore è un compito difficile, tra i più difficili al mondo!

Proprio per questo, mentre siamo impegnati a crescere dei futuri adulti e a superare mille difficoltà, dobbiamo anche occuparci di noi stessi. Dobbiamo guardarci, capirci e crescere, giorno per giorno, fino a comprendere che solo noi siamo la soluzione dei nostri problemi.

Buona crescita a tutti i genitori e a tutti i figli

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